64) Arendt. Il rifiuto del mondo e le sue conseguenze politiche.
Gi Agostino aveva osservato che il rifiuto del mondo come fatto
politico  una caratteristica che accomuna i santi ai delinquenti.
La Arendt analizza soprattutto il bisogno d'immortalit nelle
societ antica, cristiana, e postcristiana.
H. Arendt, Vita activa, traduzione italiana a cura di F. Finzi,
Bompiani, Milano, 1964, pagine 59-62 (vedi manuale pagina 440).

 Storicamente, sappiamo di un solo principio che fu sempre
destinato a tenere insieme una comunit di persone che avevano
perduto il loro interesse nel mondo comune e non si sentivano pi
relazionate e separate da esso. Trovare un legame abbastanza forte
tra le persone che potesse sostituire il mondo fu il principale
compito politico della prima filosofia cristiana, e fu Agostino
che propose di fondare non solo la fraternit cristiana, ma
tutte le relazioni umane sulla carit. Ma questa carit, bench la
sua amondanit corrisponda chiaramente alla generale esperienza
umana dell'amore,  nello stesso tempo chiaramente distinta da
essa per essere qualcosa che, come il mondo,  tra gli uomini:
Anche i ladri hanno tra di loro (inter se) quello che essi
chiamano carit. Questa sorprendente esemplificazione del
principio politico cristiano  di fatto molto ben scelta, perch
il legame di carit tra le persone, mentre  incapace di fondare
di per s un dominio pubblico,  perfettamente adeguato al primo
principio cristiano della amondanit e si presta perfettamente a
portare un gruppo di persone essenzialmente senza-mondo attraverso
il mondo, un gruppo di santi o un gruppo di criminali, premesso
solo che si capisca che il mondo stesso  condannato e che ogni
attivit in esso viene intrapresa con la clausola quamdiu mundus
durat. Il carattere non-politico, non-pubblico della comunit
cristiana si defin presto nell'esigenza di formare un corpus, i
cui membri dovessero essere legati gli uni agli altri come
fratelli della stessa famiglia. La struttura della vita comunale
fu improntata alle relazioni tra i membri di una famiglia perch
si sapeva che queste erano non-politiche e anche anti-politiche.
Una sfera pubblica non era mai sorta tra i membri di una famiglia,
ed era pertanto improbabile che si sviluppasse dalla vita della
comunit cristiana se questa vita era retta dal principio di
carit e nient'altro. Anche in seguito, come sappiamo dalla storia
e dalle regole degli ordini monastici (le sole comunit in cui il
principio di carit si sia espresso in una forma politica) il
pericolo che le attivit intraprese sotto la necessit della vita
presente (necessitas vitae praesentis) conducessero da se stesse,
per il fatto di essere compiute alla presenza di altri, allo
stabilirsi di una specie di contro-mondo, di un dominio pubblico
all'interno degli ordini stessi, fu abbastanza grande da
richiedere regole e regolamenti aggiuntivi, dei quali il pi
importante nel nostro contesto  la proibizione di superare gli
altri e dell'orgoglio che ne viene.
La a-mondanit come fenomeno politico  possibile solo in base
alla convinzione che il mondo non durer; a causa di tale
convinzione, tuttavia,  quasi inevitabile che la a-mondanit, in
una forma o in un'altra, comincer a dominare la scena politica.
Questo accade dopo la caduta dell'Impero Romano e, sebbene per ben
altri motivi e sotto forme assai differenti e forse ancor pi
disparate, sembra accadere ancora ai giorni nostri. L'astensione
cristiana dalle cose mondane non  in nessun modo la sola
conclusione che si pu trarre dalla convinzione che tutto ci che
 prodotto da mani mortali  mortale come i suoi artifici. Questo,
al contrario, pu anche intensificare il godimento e la
consumazione delle cose del mondo, tutti modi di rapporto in cui
il mondo non  primariamente inteso come il koinn, ci che 
comune a tutti. Solo l'esistenza di una sfera pubblica e la
susseguente trasformazione del mondo in una comunit di cose che
raduna gli uomini e li pone in relazione gli uni con gli altri si
fonda interamente sulla permanenza. Se il mondo deve contenere uno
spazio pubblico non pu essere costruito per una generazione e
pianificato per una sola vita; deve trascendere l'arco della vita
degli uomini mortali.
Senza questa trascendenza in una immortalit terrestre potenziale,
nessuna politica, strettamente parlando, nessun mondo comune e
nessun dominio pubblico  possibile. Infatti, diversamente dal
bene comune come viene inteso dalla cristianit - la salvazione
della propria anima come problema comune a tutti - il mondo comune
 ci in cui noi entriamo quando nasciamo e ci che lasciamo
dietro di noi alla morte. Esso trascende il nostro arco di vita
tanto nel passato che nel futuro; esso esisteva prima che noi vi
giungessimo e continuer dopo il nostro breve soggiorno in esso.
E' ci che noi abbiamo in comune non solo con quelli che vivono
con noi, ma anche con quelli che c'erano prima e con quelli che
verranno dopo di noi. Ma un tale mondo comune pu superare il
ciclo delle generazioni solo nella misura in cui appare in
pubblico. E' la pubblicit della dimensione pubblica che pu
assorbire e far risplendere attraverso i secoli qualsiasi cosa gli
uomini abbiano voluto salvare dalla rovina naturale del tempo. Per
molti secoli prima di noi - ma ora non pi - gli uomini entrarono
nel dominio pubblico perch volevano che qualcosa di proprio o
qualcosa che avevano in comune con altri fosse pi duraturo della
loro vita terrena. (Cos la sventura della schiavit consisteva
non solo nell'essere privati della libert e nel rimanere
nell'incognito, ma anche nel disagio di questa gente oscura che
essendo ignota sarebbe passata senza lasciar tracce della sua
esistenza). Non c' forse testimonianza pi luminosa della
perdita del dominio pubblico nell'et moderna che la perdita quasi
totale di un'autentica ricerca dell'immortalit, perdita in
qualche modo oscurata dal simultaneo abbandono del problema
metafisico dell'eternit (che, in quanto riguarda i filosofi e la
vita contemplativa, deve rimanere estraneo alle nostre
considerazioni). Ma tale perdita  provata dal fatto che la lotta
per l'immortalit viene solitamente identificata con il vizio
privato della vanit. Nell'et moderna,  infatti cos improbabile
che qualcuno aspiri onestamente a un'immortalit terrena che
quella identificazione viene giustificata.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume quarto, pagina 692-694.
